ULTRAIRONMAN a Léon: una gara dai continui colpi di scena!

24 ottobre 2016

Mexico City Airport

”Ero sicuro sarebbe stata una gara dai continui colpi di scena, in cui
sarebbe stata fondamentale la lucida capacità di inventarsi soluzioni e
ristrutturare in corso d’opera.

La gara più lunga alla quale non ho mai partecipato: una no-stop di 140 ore.

A Leon sull’altopiano della Sierra Madre messicana dove la quota
altimetrica, il sole e il vento che soffia forte dalla Cordillera
Central complicano la situazione bisognava nuotare per 19 km, pedalare
per 900 km, e correre per 210 km nel tempo massimo di 6 gg e 5 notti.

Nessun atleta veronese fino ad ora aveva affrontato una gara di
triathlon così lunga e complicata.

Andiamo alla cronaca, ore 8:30 di lunedi 10 ottobre, ci sono 20 atleti
provenienti da tutto il mondo che affrontano la distanza 5 ironman
consecutivi, ma soltanto 10 scelgono la formula no-stop.

Lo scorso anno avevo guadagnato un terzo posto assoluto e stabilito la
nuova miglior prestazione italiana di ogni tempo. Quest’anno l’asticella
delle difficoltà è decisamente più alta.

Ho l’acqua alle caviglie, sistemo gli occhialini, un pensiero alle
persone care, alla mia destra e sinistra ci sono i più forti specialisti
al mondo su questa distanza. Pronti via. Mi ripeto continuamente che la
prova è talmente lunga che non posso permettermi margine di errore.

Ho preventivato 10 h per il nuoto, ma fin dall’inizio avverto la
bracciata fluida e sento una buona scorrevolezza in acqua. Durante la
fase subacquea scorgo alla mia destra Jose Manuel Lopez un atleta
spagnolo fresco di record mondiale per aver attraversato a nuoto lo
stretto di Gibilterra. Alla  mia sinistra c’è Goulwen Tristant, il
francese attualmente capolista del ranking mondiale IUTA (International
Ultratriathlon Association). Lui per prepararsi ha pensato bene di
nuotare nel canale della Manica, fra Calais e le bianche scogliere di
Dover. Sgignazzo fra me e me e mi stupisco quando all’uscita dall’acqua
mi trovo ad avere un’ora di vantaggio su questo fenomenale atleta. Il
tempo finale del mio nuoto è 7H40min. Sono quinto nella classifica
provvisoria e con questa bella notizia parto in bici a testa bassa.
Recupero dopo i primi 50 km un’altra posizione superando Guy Rossi un
francese particolarmente tenace ed agguerrito e così si fa notte. Decido
di pedalare ad oltranza fino a totalizzare 150 km sul mio computerino,
continuo a ripetermi che voglio chiudere i 900 km in bici nei prossimi
due gg., mi sono allenato per questo.

Durante la discesa dall’uscita della zona cambio si scende a 48 km/h
spingendo il massimo rapporto, concentrato sulla mia gara che è una
lunga cronometro contro il tempo non vedo due runners che attraversano
sbadatamente la corsia riservata ai ciclisti, l’impatto con uno di
questi è violento, sbatto a terra con il ginocchio sinistro che si
gonfia fin da subito, ci sarà poi un versamento di liquido. Mi rendo
conto fin da subito che la competizione è compromessa, ma io sono qui
per chiudere questo festival della fatica entro le 140 h, questo è il
mio obiettivo. Ed è quello che mi interessa di più. La prima di notte mi
concedo 4 h di sonno, alla fine del secondo gg il mio computerino da
bici riporta 600 km completati. La seconda notte è stranamente fredda e
senza vento, dalle 3 della mattina mi impongo una no-stop di 21 h e a
mezzanotte di mercoledì 12 ottobre concludo la seconda frazione quella
in bici.

A questo punto inserisco la modalità corsa, cancello tutte le memorie
della strada già percorsa, mi concedo 5 h di sonno e poi via con il
nuovo schema motorio sul percorso lungolago. Mi attendono 210 km di
corsa, sono 5 maratone divise in 100 giri da 2,1 km. Già dalle prime ore
del 4° giorno avverto un gran caldo, la temperatura sale fino ai 36°C e
siamo in quota dove i raggi del sole sono poco filtrati dall’atmosfera e
quindi più avvertiti dall’organismo. Decido di fermarmi dalle 12:00 alle
16:00 anche per far recuperare il ginocchio che copro con il ghiaccio.
Completo la distanza di 84 km poi decido di fare un’altra pausa, riesco
a mangiare l’ultimo piatto di pasta, da questo momento date le alte
temperature riuscirò ad ingerire solo liquidi e frutta.

Alla fine della 5° giornata (venerdì 14 ottobre) ho completato la quarta
maratona, mi mancano gli ultimi 40 km che correrò sabato 15 ottobre
chiudendo con il tempo totale di 131 h, al 7° posto ma consapevole di
aver raggiunto il mio obiettivo che era restare sotto le 140h. Durante
la notte fra venerdi e sabato è successo un fatto mai visto in una gara
di triathlon e probabilmente unico nella storia dello sport. Hanning il
concorrente norvegese è finito fuori strada con la bicicletta nella
stessa discesa che aveva creato problemi a me. Lui ha investito una
bambina atterrando di faccia sul fondo sconnesso del circuito. Dietro a
lui Jorge Ariel un concorrente argentino e medico chirurgo nella vita di
tutti i giorni l’ha soccorso e accompagnato in ospedale e lui stesso ha
praticato numerosi punti per la suturazione della profonda ferita. La
sequenza fotografica dell’accaduto in poche ore ha fatto il giro del
mondo e iron-doctor probabilmente verrà ricordato come l’atleta che
durante una competizione ha eseguito un intervento chirurgico. Quanto a
Hanning, sceso dal lettino con l’anestesia ancora in corso, ha voluto
finire gli ultimi km di bicicletta e quindi la maratona finale. Nelle
foto potete vedermi tra i due eroi di questa iron-storia che Edmondo De
Amicis avrebbe sicuramente inserito nel libro “Cuore”..permettetemi
“Corazon”.’

Giampaolo Bendinelli

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