22 settembre 2015

bendinelliSono sempre più incredulo quando penso che medici e scienziati non hanno risposte da dare alla loro domanda: come faccio a sopportare gare di oltre trenta ore continuative, senza aver alcun effetto clinico né sul piano fisico né su quello psicologico? E, sinceramente, non so proprio come rispondere a questo loro quesito: forse l’intervento della Mente è la chiave per capire un simile adattamento a condizioni così estreme? Chi può dirlo! Il mio medico curante, che ha seguito e segue da vicino grandi campioni del ciclismo veronese, rimane ogni volta sempre più stupito di fronte ai referti dei miei esami diagnostici. Anziché essere preoccupato, mi sento ancora più motivato. Mi capita di condurre seminari in aziende o nelle scuole, durante i quali proietto immagini di atleti paralimpici, senza arti inferiori, che ho visto gareggiare al mio fianco. Racconto la loro grande determinazione nell’uscire dalla vasca dopo la gara di nuoto e avvitarsi altre protesi per avvicinarsi a quella di bici e poi, ancora, usarne altre per la corsa. La mia esperienza mi sta portando ad affermare che il limite prettamente fisico è, in realtà, un non-limite: quello mentale, invece, impedisce a questi “miracoli” di accadere.  Non penso al rischio, penso soltanto di riuscire. Seguo il mio istinto, come chi, davanti a un limite fisico invalidante, non si arrende. L’Uomo è un territorio misterioso da scoprire e ancora così poco conosciuto. Che spettacolo!

La corsa: mi sottoporrò a una distanza di 42 chilometri al giorno (una Maratona), per arrivare, al termine dei cinque giorni, avendo corso per 210 chilometri.

bendinelliLa Federazione mondiale IUTA (International Ultra Triathlon Association) obbliga ciascun atleta ad avere una propria assistenza per il ristoro e i rifornimenti e per ciò che può servire all’occorrenza. Il mio team sarà composto da me stesso e da Alfonso Napodano, di Verona. Ci siamo conosciuti due anni fa, nel gennaio 2013, casualmente, pedalando. Lui sapeva di me e delle mie avventure e mi ha esposto il suo sogno.

 

IMG-20150827-WA0012Sono stato colpito da un cancro al testicolo che, nella maggior parte dei casi, trova possibilità di cura con esiti positivi: nel mio caso, invece, si è diffuso al sistema linfatico in una forma che, a detta dei medici, pare non avere precedenti al mondo. Mi sono sentito dire: “Non sappiamo come curarti”. Da quel momento, mi sono sottoposto a 29 cicli di chemioterapia, sono ingrassato a causa del cortisone, e ho attraversato un periodo davvero difficile. Sono sempre stato uno sportivo e, durante questa fase così dura della mia vita, ho maturato un desiderio: correre una distanza Ironman e dimostrare a me stesso, prima di tutto, che la mia forza interiore e il mio entusiasmo di vivere sono imbattibili. Dopo il primo incontro nel 2013, a causa della mia malattia, io e Giampaolo ci siamo un po’ persi di vista. Un bel giorno, precisamente il lunedì dell’Angelo 2015, ho ricevuto una telefonata: era lui, il “Papo”, come lo chiamo amichevolmente, il quale mi ha chiesto se ero disponibile a seguirlo nella sua nuova impresa a León come assistente di gara: mi sono sentito davvero lusingato e, dal momento che mi stavo riprendendo dopo le cure, ho accettato, confidandogli di voler provare a correre.  Così, con questo obiettivo nel cuore, mi sono recato dal medico sportivo, il dott. Francesco Pigozzo di Verona, il quale ha iniziato a seguirmi sia dal punto di vista tecnico,  attraverso un programma di training intensivo, sia dal punto di vista alimentare: ho perso circa quattordici chili, tornando quasi al mio peso forma precedente alle cure chemioterapiche. Nel frattempo, ho preso anche lezioni di nuoto, per apportare qualche miglioramento tecnico e poi ho iniziato ad allenarmi quasi quotidianamente, nei limiti del tempo a mia disposizione, diviso tra il lavoro e l’assistenza a mia madre in carrozzina, che abita con me.

Tra i percorsi seguiti, nel mese di luglio sono andato a Laives, in provincia di Trento, in sella alla mia bici, percorrendo una distanza totale di circa 240 chilometri, mentre il 5 agosto ho preso parte alla mia prima Maratona, sul Lago d’Orta, un aIMG-20150827-WA0011ngolo del Piemonte quasi sconosciuto, attorno all’Isola di San Giulio, in capo alla manifestazione denominata “Dieci Maratone in dieci giorni” sotto un caldo cocente: è stata una gran bella esperienza, ultimata in 6 ore, con grande serenità. In questi mesi di preparazione non sono mancati i problemi, come la tallonite,  ma ho reagito, pensando di trovare una soluzione, senza perdere di vista l’obiettivo: può non esserci la situazione ottimale, ma si deve sempre andare avanti! Ho vestito i pani di Forrest Gump: mi sono messo a correre senza un perché! Dopo essere rimasto chiuso tra quattro mura per due anni, durante le chemioterapie, oggi scelgo di “uscire” fuori, metaforicamente, di andare a vedere cosa accade.

Giampaolo Bendinelli sarà a León per il suo PentaIronman e io gareggerò l’ultimo giorno, il 23 ottobre: da un punto di vista personale, mi sento già un vincitore nei confronti di me stesso e di tutto quello che mi ha portato, oggi, ad essere qui a parlarne e a sfidare le mie forze. Non mi importa quanto tempo mi servirà per affrontare quello che chiamo l’Imperatore delle prove Triathlon, l’Ironman, so soltanto che dalla prima bracciata in acque libere, nel Lago del parco metropolitano di León, il resto arriverà da sé e io sarò lì a vivermi intensamente, tra sudore e sacrificio, con il cuore pulsante di adrenalina.  León è un obiettivo, ciò in cui sto credendo e che mi muove verso una meta, ed è per me un punto di partenza e non di arrivo: ho fame di vita, me la voglio proprio mangiare!

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Ringrazio chi ha creduto in me: Silvia Zavarise, una grande amica, la quale, mentre mi stavo sottoponendo all’ultimo ciclo di chemioterapia, ha mantenuto attivo il mio corso di spinning, insieme a Francesco Antonioli, infondendomi speranza e fiducia; il medico, Francesco Pigozzo e il mio istruttore di nuoto, Alberto Vaccina.

Un ringraziamento particolare lo devo ai  fratelli Salvà, Maurizio e Simone, i miei migliori amici, i quali mi hanno dato la forza per ricominciare ad allenarmi moralmente e Giampaolo Bendinelli, che, dal punto di vista umano, è davvero straordinario, un’oasi in questo grande deserto relazionale che avanza sempre di più e si popola di individui annoiati. A tutti, dico grazie, in un abbraccio corale alla vita”.

491905_71788_resize_597_334“Abbiamo scelto Giampaolo Bendinelli perché ne condividiamo la missione: sfidare se stesso, oltrepassare il proprio limite per vedere oltre quell’asticella e trarne motivo di conoscenza personale e di crescita; allo stesso modo, AGSM, si impegna ogni giorno, a riflettori spenti, per produrre più energia, distribuirla e commercializzarla al meglio, in una sfida interna ed esterna sempre crescente, come accade dal 1898, anno di fondazione. Giampaolo Bendinelli è una persona semplice, padre di tre figli, marito, panettiere che lavora di notte e si allena di giorno, uno sportivo per passione, che non cerca notorietà, bensì un modo sempre più estremo di entrare in contatto con se stesso. Un parallelismo perfetto con AGSM, azienda artigianale del territorio veronese che, nel tempo, è cresciuta, passo dopo passo, fino ad entrare nel mondo dei “grandi” da protagonista e con la volontà di non fermarsi e di continuare a crescere.  La sfida di Paolo si abbina perfettamente alla nostra: se vince lui, vinciamo anche noi. Non si rincorrono medaglie, bensì si assiste all’impresa di un Uomo mosso dall’energia più vigorosa, quella del cuore. AGSM si riconosce nei valori rappresentati da Giampaolo quali coraggio, passione, tenacia, prevalenza della sostanza sulla forma, semplicità ed essenzialità, nonché consapevolezza di correre dei rischi e commettere errori, vissuti come stimoli per dare sempre il massimo. Giampaolo persegue la sua sfida fuori città, in un territorio che non conosce o che conosce poco, ma l’incognita di certo non lo ferma e così AGSM, trovandosi, spesso a dover competere in territori nuovi, si impegna per farsi trovare pronta a giocare il proprio ruolo.

Racconteremo le gesta di Giampaolo Bendinelli su un blog dedicato, denominato “AGSM Energy in Life”, perché crediamo che lui rappresenti l’energia vitale in senso assoluto e la stessa energia che muove la nostra attività e ne caratterizza il nucleo. Vogliamo affidarci a una piattaforma “social”,  senza sensazionalismi, cercando di dare visibilità a questo atleta speciale, sia a livello locale sia nazionale, con la certezza che molti nuovi fan e appassionati di questo “sportivo dagli occhi che sorridono” tiferanno per lui, da 19 al 23 ottobre 2015, nella sua sfida a León, in Messico.

Sport e vita si intrecciano per obiettivi solidali e Giampaolo Bendinelli ne è testimone: sulla sua divisa di gara, sarà presente anche il logo di ABEO, Associazione Bambino Emopatico Oncologico, sezione di Verona, per diretta volontà dell’atleta, che spera di raccogliere fondi a favore dei piccoli “angeli” malati che guardano il mondo con gli occhi pieni di speranza. Personalmente sono legato ad ABEO da una profonda amicizia e, in quanto Presidente di AGSM, sono davvero orgoglioso di questo progetto, reso possibile grazie alla profonda sensibilità di un Uomo semplice, che compie imprese eccezionali. Auguro a Giampaolo di prepararsi al meglio, convinto che la parte più difficile sia quella che precede la sfida. Ho saputo che il suo dispendio energetico totale, al termine di queste cinque gloriose giornate, sarà di circa 60-70.000 kg/calorie: ci vuole coraggio, lui ne ha da vendere e rappresenta tutta la categoria di coloro che vi fanno ricorso, nella vita, per superare prove difficili.  Bendinelli va verso il suo miracolo personale, ciò significa che ognuno di noi può farlo, se ci crede ed è pronto a vedere cosa succede. In bocca la lupo Giampaolo da tutti noi!”.

GemignaniLa fase pre-embrionale dell’odierno Centro Extreme inizia, negli anni ’90, con la registrazione dell’ecocardiogramma sui piloti di F1 durante gare ufficiali – racconta il dott. Angelo Gemignani, psicofisiologo dell’Università di Pisa, del Centro Extreme della Scuola superiore Sant’Anna e dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa -. Il nostro lavoro ha messo in evidenza come accelerazioni lineari e angolari generassero importati aritmie in cuori di soggetti supersani”. E aggiunge: “Dopo l’esperienza della F1, passando per la maratona, ci siamo cimentati nello studio delle modificazioni cardiorespiratorie legate alla subacquea e in particolare all’apnea”. E prosegue: “Per quanto attiene gli atleti Ironmen, il nostro primo studio è stato effettuato nel 2006 nell’Emirato di Ras Al Khaimah durante 3 giorni di gara durante i quali, ogni giorno gli atleti dovevano compiere 3.8Km a nuoto, 180Km in bicicletta e 42Km di maratona a temperature e tassi di umidità notevoli. Per la prima volta abbiamo acquisito l’attività cerebrale durante il sonno mediante elettroencefalogramma a 32 canali, attività cardiaca mediante ecografia ed ecocardiogramma e attività respiratoria mediante spirometria. Nasceva nel Centro Extreme lo studio dell’asse cervello-cuore-polmoni, che rappresenterà il cavallo di battaglia scientifico del Centro. La prima esperienza del neo-formato centro Extreme è stata l’organizzazione di una gara Ironman mirata esclusivamente allo studio degli atleti a 360 gradi. Per lo svolgimento della gara è stata scelta l’isola dell’Asinara dove il Centro Extreme aveva già svolto varie attività e dove poteva contare su di una logistica perfetta (all’Asinara c’era una sede messa a disposizione dall’Ente parco) e della piena collaborazione oltre che dell’Ente Parco anche di tutte le forze dell’ordine presenti sull’isola. Durante questa missione scientifica, denominata Ironscience, sono stati studiati gli effetti dello stress psicofisico intenso sul cuore mediante Risonanza Magnetica, sul sonno mediante elettroencefalogramma a 256 canali, sui polmoni mediante spirometri di ultima generazione oltre ad una estesa batteria di test psicologici. Inoltre è stato montato sull’isola un vero e proprio laboratorio per lo studio di numerosi parametri biochimici legati allo stress. La solita esperienza è stata ripetuta durante Elbaman 2007 e 2008 e Tirrenia 2009. Dalla valutazione di tutti questi dati è emersa con evidenza la relazione tra stress psicofisico e modificazioni prenosologiche in linea con le ipotesi che vedono lo stress come un elemento pivot il cui ruolo si pone in un continuum che va dall’incremento della vulnerabilità ad ammalarsi fino all’insorgenza e all’esacerbazione di molti disturbi mentali e somatici come la depressione, l’ipertensione arteriosa, l’infarto del miocardio e la bronopneumopatia cronica ostruttiva. In altre parole studiamo i “supersani” per comprendere le patologie umane legate allo stress e disegnare nuove strategie terapeutiche “ad hoc”, ad esempio, basate sulle tecniche meditative orientali.

FullSizeRenderHo conosciuto una persona straordinaria, Giampaolo Bendinelli! Lo definisco così per le sue eroiche imprese sportive, ma, soprattutto, per la generosità e la sensibilità che lo hanno portato a legarsi ad ABEO Verona, Associazione Bambino Emopatico e Oncologico che da più di vent’anni lavora a sostegno dei bambini ammalati di cancro e delle loro famiglie. Ciò che unisce Giampaolo ad ABEO sono la volontà, la capacità e la grinta che alimentano sia un sogno sia un traguardo, che vedono, da un lato, un Uomo forte, dal fisico eccezionale, che cerca di superare il proprio limite attraverso imprese che hanno dell’incredibile, conciliando moglie, figli e un lavoro impegnativo, svolto nelle ore notturne nello storico panificio di famiglia; dall’altro tanti piccoli angeli, la cui infanzia o adolescenza trascorre all’ombra di una nuvola scura e minacciosa, i quali non perdono la forza e il coraggio di lottare ogni giorno per la guarigione da una malattia terribile, il cancro. Lo sport è da sempre una presenza importante per ABEO come veicolo d’immagine e, soprattutto, per la solidarietà che ha sempre dimostrato nei nostri confronti. È un onore, accogliere tra i nostri sostenitori e amici, Giampaolo Bendinelli, il quale nuoterà, pedalerà e correrà, portando sul petto il logo di ABEO, con tutta la forza e l’entusiasmo necessari e con la consapevolezza di poter contare sul sostegno di tutta la grande famiglia ABEO: è il nostro SuperIronman dal grande cuore. Auguro a Giampaolo ogni bene, con l’auspicio che ottenga tutto ciò che desidera e si prepari al meglio per riuscirci, così come noi ci impegniamo ogni giorno per dare il meglio ai nostri piccoli pazienti. La salute è un bene inestimabile e, spesso, la consideriamo ovvia e scontata, ma quando viene a mancare ahimè soltanto allora ci rendiamo conto di quanto sia importante.
Vai Giampaolo, vinci per te e per tutti noi !